Saluti.

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Saluto i miei pochi e affezionati lettori, non solo per le vacanze.

Molte cose sono successe in questi ultimi tre mesi, molti cambiamenti, alcuni fortemente cercati ed infine trovati, altri subìti, altri dolorosamente sofferti.

Queste pagine hanno accolto i miei pensieri negli utlimi tre anni e mezzo della mia vita, questa parete colorata mi ha scaldato l’anima nei momenti peggiori e mi ha reso con maggiore intensità  il colore delle giornate più vive e dense di promesse.

E’ tempo di andare, mi aspetta un mondo nuovo, del tutto ignoto.

Il mio piccolo lascito emotivo, forse morale, sta nell’aver compreso come ciò che rende davvero unico questo viaggio sulla Terra sia la passione, la sincerità, la capacità di vivere sentimenti, accadimenti, istanti “sentendoli” nel profondo.

Ed inoltre, il coraggio (non l’incoscienza).

Se non prendiamo in mano la nostra vita, lasceremo sempre che siano gli altri a darci la misura di quel che siamo.Sfidiamo noi stessi, che si tratti di piccole o grandi imprese: non possiamo nemmeno immaginare le infinite e meravigliose ricorse che nascondiamo dentro di noi.Dobbiamo avere fede in noi stessi e nell’amore che proviamo per la nostra vita, solo questo potrà farci affrontare delusioni brucianti e penose sconfitte senza farci sentire mortificati.

Grazie di cuore a chi ha condiviso queso spazio, regalando pensieri, esperienze, sostegno e amicizia.

Ciao.

Omnia munda mundis

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Santa Lucia,
per tutti quelli che hanno gli occhi
e un cuore che non basta agli occhi
e per la tranquillità di chi va per mare
e per ogni lacrima sul tuo vestito
per chi non ha capito.

Santa Lucia,
per chi beve di notte
e di notte muore e di notte legge
e cade sul suo ultimo metro
per gli amici che vanno e ritornano indietro
e hanno perduto l’anima e le ali.

Per chi vive all’incrocio dei venti ed è bruciato vivo
per le persone facili che non hanno dubbi mai
per la nostra corona di stelle e di spine
e la nostra paura del buio e della fantasia.

Santa Lucia,
il violino dei poveri è una barca sfondata
e un ragazzino al secondo piano
che canta ride e stona
perché vada lontano fa che gli sia dolce
anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine.

La realtà supera sempre l’immaginazione.Sempre.

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Pensavo che questa sensazione di un pugno diritto in  faccia non l’avrei mai più provata nella vita.

Invece mi tocca di nuovo.Ma devo essere grata, perchè se la provo vuol dire che sono ancora viva.Il che non è scontato.

Grazie a F., per avermi dato il primo pugno.

Così adesso forse sopporterò meglio il secondo.

L’unica certezza è che non c’è niente, davvero niente da capire.

Coraggio signor Testa, la aspettiamo in tanti.

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Gianmaria Testa ha un tumore inoperabile, si sta curando.

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/05/11/news/gianmaria_testa_ho_un_tumore_ma_non_mi_fa_paura_ora_penso_a_guarire_poi_torno_sul_palco_-114069870/

E un canarino canterino addomesticherò
per le giornate scure
di quando il mare e il cielo dicono di no
e non si può viaggiare

Prima o poi i giorni si muoveranno.

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All’hotel dei giorni immobili non brillano le stelle: qualche volta s’intravede appena il fondo della valle; c’è un odore di salsedine, ma il mare non si vede… dai sentieri che ci arrivano non ripartono più strade…

All’hotel dei giorni immobili da sempre c’è un soldato, ma la guerra non spiegò se c’era morto o c’era nato; e se c’era nato o morto non lo seppe mai il poeta che perdeva il tempo a chiedersi se un’entrata è anche un’uscita.

E una notte innominabile ci transitò un mercante, e vendeva tutto a tutti e tutti non avevan niente; e vendeva per non piangere di non aver venduto e le lacrime bagnavano sciupavano il broccato.

Han mandato un messaggero, forse arriva questa sera; passsa i monti, passa il gelo, passa il tuono e la bufera; passa il fuoco dell’inferno con un foglio tra le mani; han mandato un messaggero, forse arriverà domani.

All’hotel dei giorni immobili ci venne anche un sovrano: ordinò, salì con comodo, prese tutto il terzo piano: e ci venne un accademico con un trucco madornale, ma nel buio s’illuminarono solo gli angoli e le scale.

E una notte senza nuvole si presentò un pensiero; e si cominciò a distinguere buio falso e buio vero; e una notte con le nuvole lì si smarrì un ricordo, e si continuò a confondere l’apparenza di uno sguardo.

S’è perduto il messaggero s’è perduto sul confine, tra il principio delle cose e le cose della fine; s’è perduto il messaggero col cavallo e con i cani, tutto è ritornato nero dietro il grido dei gabbiani; s’è perduto il messaggero con un foglio tra le mani: non arriverà stasera non arriverà domani.

All’hotel dei giorni immobili nel sogno di una donna tutto è chiaro, tutto è limpido, la penombra non inganna; e bastò guardarla un attimo per leggerle nel cuore che lei già sapeva tutto prima ancora di sognare: e fu finalmente giorno, fu bambino e fu canzone, e fu gioia del ritorno e fu “dormi”,e fu persone; e fu finalmente cielo con la luna e con le stelle, e fu finalmente mare con il vento e con le vele… e fu subito chitarra, e fu abbraccio e fu ferita, e fu “guardami!” e fu terra, e fu vivere e fu vita; così il giorno tornò giorno e la notte fu la notte; l’orizzonte all’orizzonte e le stelle in cielo, tutte.

Omnia sunt communia

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Qualcuno ieri ha scritto su un muro della mia città “Omnia sunt comunia” (sic).

Per me quella frase ha un senso ben preciso, che sintetizzo avvalendomi di uno scritto dei Wu Ming che, anni fa, con il libro “Q “, mi hanno fatto scoprire quelle parole e tutto quello che c’è dietro di esse.

In particolare,  evidenzio questa parte:

“Commūnis. Diamo un’occhiata a questo aggettivo latino.
Commūnis significa “comune”, “generale”, “pubblico”, “universale”.
Mūnĭa significa “doveri”, “incarichi pubblici”, “imposte”, “tributi”, e ogni sorta di obblighi e servizi nei confronti della comunità.
Dunque, Cum mūnis significa “con doveri “, “con obblighi “, “con incarichi “, cioè obbligato a partecipare alla vita di una ben regolata comunità.
Curiosamente, l’opposto di Commūnis è Immūnis, che significa “senza doveri “, “privo di obblighi “, “esentasse”.”

http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/comunismo.htm

La particella “mu” nella parola “comunismo”

di Wu Ming

[All’inizio del 2006 ricevemmo un invito da Oltremanica, dai curatori del libro Make Everything New: A Project on Communism. Nello specifico, ci era richiesto di scrivere un articolo sull‘alquanto demodée parola “comunismo”. Prendemmo il suggerimento alla lettera e ci concentrammo sulla parola, le sue sillabe, le sue lettere. Ne ascoltammo il suono. Distillammo tutto ciò che sapevamo di etimologia per produrre un denso, compattissimo saggetto su quelle che crediamo essere le più remote origini del vocabolo. Andammo a ritroso fino al 2500 a.C. e rinvenimmo l’ur-sillaba che giace sotto tutti gli strati della parola C. Quella sillaba altro non è che la parola accadica per “acqua”.]

Insomma, volete che vi spediamo un contributo sul comunismo.
Non su un qualunque gruppo di persone che si definiscono “comunisti”.
Non su stati-nazione da operetta come il Laos o la Corea del Nord.
No, voi vi riferite proprio al nucleo concettuale del comunismo. Volete che scaviamo e tocchiamo le radici.
Grazie a comunisti e anticomunisti, oggi il comunismo sembra essere il tema più datato, impopolare e bistrattato. Il termine stesso è malfamato, adulterato, ridicolizzato, schiodato via dal discorso pubblico.
E’ tempo di tornare a occuparsene.

La parola Kommunismus/Communismus fu coniata come neologismo (in tardo-latino e in tedesco) e sporadicamente utilizzato – con accezione dispregiativa – durante e dopo le guerre di religione che incendiarono l’Europa fra tardo Medioevo e prima modernità. Le dottrine di correnti radicali del XVI° secolo, come gli hutteriti, gli hussiti e i taboriti furono definite communisticae da alcuni nemici coevi e detrattori di epoche più tarde. Dopodiché la parola si inabissò, per riemergere in modo plateale nel XIX° secolo.
Tutti quegli eretici del Cinquecento predicavano la comunione dei beni e il vivere comunitario, e alcuni di essi incitavano a espropriare delle loro ricchezze la nobiltà e il clero. Durante la Guerra dei Contadini (1524-1525), una concatenazione di tumulti che generò ondate di rivolta in tutta l’Europa centrale, uno dei gridi di battaglia del predicatore Thomas Müntzer era Omnia sunt communia, tutte le cose sono comuni. Superfluo dire che una tale enfasi sulla condivisione era profondamente radicata nella storia e nella teologia cristiana. “Erant illis omnia communia” (Atti 4,32): “Tra di essi le cose erano in comune “. E la Regola Agostiniana (400 dC circa) dice: “Et non dicatis aliquid proprium, sed sint vobis omnia communia“: “E niente venga detto di qualcuno, ma tutte le cose tra voi siano comuni”.

Commūnis. Diamo un’occhiata a questo aggettivo latino.
Commūnis significa “comune”, “generale”, “pubblico”, “universale”.
Mūnĭa significa “doveri”, “incarichi pubblici”, “imposte”, “tributi”, e ogni sorta di obblighi e servizi nei confronti della comunità.
Dunque, Cum mūnis significa “con doveri “, “con obblighi “, “con incarichi “, cioè obbligato a partecipare alla vita di una ben regolata comunità.
Curiosamente, l’opposto di Commūnis è Immūnis, che significa “senza doveri “, “privo di obblighi “, “esentasse”. [1]

Questo non è che l’inizio del viaggio a ritroso, poiché la parola Mūnĭa ha a sua volta una lunga storia.
L’antica radice “Mai“/”Mau“/”Mu” ha a che vedere con l’atto di calcolare, di pesare e/o misurare le cose – presumibilmente allo scopo di scambiarle equamente o dividerle col prossimo in parti uguali. E’ ciò che si suppone debba accadere in una comunità ben regolata.
Possiamo trovare questa corrispondenza in diverse lingue antiche.
Nel sanscrito dei Veda, lingua sacra dell’India vecchia di 4000 anni, Mâti significa “misurare”.
In latino, Mensio significa “misura” (francese: Mesure; inglese: Measure).
In antico slavo ecclesiastico (la prima lingua slava scritta, risalente al IX° secolo) Mena significa “scambio”, “baratto”.
In Antico Lituano (XV° secolo), Maínas ha lo stesso significato.
Nelle lingue teutoniche si è verificata un’evoluzione terminologica distinta ma parallela: l’aggettivo tedesco Gemeinas corrisponde perfettamente a Commūnis. Gemeinas = Cummūnis. [2]
Questa è anche l’origine delle parole inglesi Moon (greco: Mène; gotico [3]: Mēna; anglosassone [4]: Mōna) e Month (greco: Mèn, latino: Mensis). La luna era usata come riferimento per il calcolo dei giorni e di più lunghi periodi di tempo.
Questa è anche l’origine di Mente e Mind (latino: Mens). La mente è l’organo che conta/misura/pesa e quindi stabilisce il valore e il significato delle cose. Tra l’altro, in inglese “significato” si dice Meaning, parola che ha palesemente la stessa radice di Moon, Month e Mind.

Molto importante: la parola accadica Manû significa “contare sulle dita”. [5]
L’accadico è un’antica lingua semitica. Era già molto diffusa (e scritta in cuneiforme) nella Mesopotamia di 4500 anni fa. Era la lingua del commercio “internazionale” di quei tempi. In tutta l’Asia Minore sono state ritrovate numerose iscrizioni e tavolette d’argilla.
Il più prestigioso e controverso linguista e filologo italiano, il fu Giovanni Semerano (1913-2005), dedicò tutta la vita a ricercare le origini di tutte le lingue europee in un’unica base semitica, che egli rinveniva nell’accadico. Colmò quasi tutte le lacune nell’etimologia delle parole greche e latine. In questa sede ci basiamo molto sulle sue opere e scoperte [6]

Ora risaliamo ancor più indietro nel tempo.
Per quale ragione la radice “Mai“/ “Mau“/”Mu” ha a che vedere con misure e suddivisioni di beni?
Il termine accadico per “acqua” è , corrispondente all’ugaritico [7]Mj e all’aramaico [8] Majjā.
L’acqua è la risorsa più preziosa, se hai sete daresti qualunque cosa in cambio di acqua. L’acqua è il fondamento di ogni vita comune, la prima cosa che va condivisa in modo equo. La necessità di distribuire e mettere in comune l’acqua è la pre-condizione e la base di ogni economia e regolazione sociale.
Ci stiamo immergendo in un passato remoto, stiamo facendo ipotesi sulla nascita stessa del linguaggio umano.
Vi è una stretta corrispondenza tra la consonante “M” e l’acqua. Il fonema “m” è onomatopeico dell’atto di bere. Se hai molta sete e finalmente bevi con avidità, emetterai un suono basso e profondo che si può rendere con “Oom… Oom… Oom…
Nel linguaggio dei bimbi, la parola per “acqua” è Bumba.

Alfine, possiamo dire che la sillaba “-mu(n)” nella parola “Co-mun-ismo” ha a che vedere con l’acqua. Che nel frattempo è diventata la risorsa più scarsa.
Se la parola fosse rinnovata, ricaricata, riaccesa, il suo ritorno all’uso non potrebbe essere più puntuale.

Note.

1. Se l’opposto di “comune” è “immune”, allora il comunismo è l’ideologia della “non-immunità”, quindi è vero che “il comunismo è un contagio della mente”, come disse il giornalista americano e crociato morale George Putnam il 23 ottobre 1966. Era una delle frasi a effetto nel suo discorso commemorativo della rivolta ungherese del ’56.

2. A proposito, Gemeinwesen (“comunità”, “essenza comune “, “comunanza”) era una delle parole preferite di Karl Marx, oltreché uno dei concetti basilari nei suoi scritti giovanili, ad esempio nelle “Glosse marginali di critica all’articolo ‘Il Re di Prussia e la riforma sociale. Di un prussiano’.” (1844):
“Ma non scoppiano forse tutte le rivolte, senza eccezione, nel disperato isolamento dell’uomo dalla Gemeinwesen? Ogni rivolta non presuppone forse necessariamente questo isolamento? Avrebbe avuto luogo la rivoluzione del 1789 senza il disperato isolamento dei cittadini francesi dalla Gemeinwesen? Essa era appunto destinata a sopprimere tale isolamento. Ma la Gemeinwesen dalla quale l’operaio è isolato è una Gemeinwesen dì ben altra realtà e di ben altra estensione che non la comunità politica. Questa Gemeinwesen, dalla quale il suo lavoro lo separa, è la vita stessa, la vita fisica e spirituale, la moralità umana, l’attività umana, l’umano piacere, la natura umana..”. Per quel che riguarda lo sviluppo di questo concetto nel post-marxismo del XX° secolo, si vedano le opere del francese Jacques Camatte.

3. Il gotico era la lingua germanica parlata dai Goti (dal II° al V° secolo d.C.). In seguito si divisero in due gruppi, gli Ostrogoti e i Visigoti, e in pratica si impadronirono del moribondo Impero Romano d’Occidente in Europa meridionale.

4. Con la parola “anglosassone” (o “antico Inglese”) i linguisti intendono la lingua germanica parlata in Inghilterra prima dell’invasione normanna del 1066.

5. E’ l’unica plausibile spiegazione etimologica della parola latina Manus, “mano”.

6. Le scoperte di Semerano sono messe in ordine nel suo immenso opus Le origini della cultura europea, pubblicato in due parti di due volumi ciascuna i cui sottotitoli sono Rivelazioni della linguistica storica (Olschki, Firenze 1984, ISBN 8822232542) e Basi semitiche delle lingue indo-europee (Olschki, Firenze 1994, ISBN 8822242335). Nel decennio successivo, Semerano divulgò le proprie teorie in libri più brevi, e pubblicò studi innovativi sulla lingua etrusca. Tra i suoi lavori più recenti: La favola dell’indoeuropeo (Bruno Mondadori, Milano 2005, ISBN 8842492744) e Il popolo che sconfisse la morte: Gli Etruschi e la loro lingua (Bruno Mondadori, Milano 2006, ISBN 8842490709).

7. l’ugaritico era una lingua semitica parlata in Siria dal XIV al XII secolo a.C.

8. L’aramaico è un’altra lingua semitica, molto affine all’ebraico. Era la lingua-madre di Gesù di Nazareth, parlata dagli Ebrei in Palestina ai tempi in cui la regione era parte dell’Impero romano. L’Aramaico e i suoi dialetti sono ancora parlati in alcune zone del Medio Oriente, specialmente in Siria. Alcuni libri della Bibbia furono in origine scritti in aramaico, ad esempio il libro di Daniele.